Agenzia di stampa Ekhbary | 2024-05-15
Il sistema di tariffazione del carbonio dell'Unione Europea sta mettendo a dura prova le aziende siderurgiche cinesi, costrette a destreggiarsi tra requisiti di conformità complessi e, a detta di molti, "assurdi". Il Meccanismo di Aggiustamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM), entrato nella sua fase di attuazione a gennaio, mira a livellare i costi del carbonio per i prodotti importati, ma sta generando una montagna di burocrazia e frustrazione in Cina.
Oneri burocratici per i produttori
Neil Miao, un esportatore di ferramenta metallica in Europa da anni, ha visto i suoi ordini di acquisto arrivare con un nuovo documento che minacciava di compromettere gli affari. Si trattava di un foglio di calcolo complesso che richiedeva dati tecnici dettagliati, dalle coordinate esatte della fabbrica all'intensità di carbonio dei materiali a monte. La sua piccola azienda nella provincia di Hebei, nel nord della Cina, non aveva la capacità di tracciare né, a quanto pare, di comprendere tali metriche. Tuttavia, il cliente tedesco era irremovibile: senza il modulo compilato, il carico non avrebbe superato la dogana europea.
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CBAM: obiettivi e sfide
Miao è uno tra le centinaia di migliaia di produttori globali che cercano di adattarsi al CBAM. Il regime è stato concepito per prevenire la "fuga di carbonio", garantendo che i prodotti importati nell'UE affrontino gli stessi costi legati al carbonio dei beni prodotti internamente. Molti produttori cinesi, tuttavia, sostengono che la politica sta creando enormi ostacoli burocratici e spesso non riesce a raggiungere i suoi obiettivi dichiarati, mettendo in discussione l'efficacia e l'equità del sistema.