اخباری
Friday, 06 February 2026
Breaking

Rapporti contrastanti emergono dal valico di Rafah: milizie legate a Israele conducono controlli, funzionari dell'UE confiscano beni

I residenti di Gaza che rientrano attraverso il vitale punto

Rapporti contrastanti emergono dal valico di Rafah: milizie legate a Israele conducono controlli, funzionari dell'UE confiscano beni
Matrix Bot
1 day ago
9

Palestina/Gaza - Agenzia stampa Ekhbary

Rapporti contrastanti emergono dal valico di Rafah: milizie legate a Israele conducono controlli, funzionari dell'UE confiscano beni

Il valico di Rafah, un'arteria vitale per la Striscia di Gaza assediata, è diventato il punto focale di inquietanti rapporti provenienti da donne di Gaza recentemente rientrate nell'enclave. Le loro testimonianze dipingono un quadro complesso di controlli e procedure, sostenendo che una milizia palestinese locale, nota come Abu Shabab o Forze Popolari, e presumibilmente legata a Israele, è attivamente coinvolta nella conduzione di controlli presso un checkpoint militare israeliano situato all'interno della Striscia di Gaza.

Due donne di Gaza, inclusa Lamia Rabia che viaggiava con i suoi figli, hanno dettagliato le loro esperienze alla BBC. Hanno raccontato di essere state scortate dalle forze israeliane dal confine a un vicino checkpoint dove membri della milizia Abu Shabab hanno perquisito loro e i loro effetti personali. Una donna, la cui identità è protetta, ha dichiarato che i membri della milizia si erano presentati. Rabia ha spiegato: "C'era una donna del gruppo Abu Shabab che ha condotto le perquisizioni sulle donne. Non ci hanno parlato, ci hanno solo perquisite e poi siamo andate dagli israeliani, che ci hanno interrogato. Gli israeliani e il gruppo Abu Shabab erano insieme nello stesso punto."

La milizia Abu Shabab è conosciuta come una fazione anti-Hamas che opera nell'area di Rafah sotto controllo militare israeliano, ricevendo, secondo quanto riferito, sostegno e armi da Israele. Ghassan al-Dheini, il capo della milizia, è stato citato dai media israeliani affermando che la sua unità avrebbe svolto "un ruolo di sicurezza importante per quanto riguarda l'ingresso e l'uscita attraverso il valico di Rafah". Queste dichiarazioni, combinate con le testimonianze dirette, suggeriscono un ruolo in evoluzione e potenzialmente opaco per questa milizia nella gestione dell'accesso attraverso il cruciale valico.

Mentre Lamia Rabia ha descritto il suo processo come "facile e senza effetti negativi", un'altra donna ha offerto un resoconto nettamente diverso e profondamente inquietante. Questa donna senza nome ha affermato di essere stata maltrattata dalla milizia, sostenendo di essere stata picchiata e sottoposta a perquisizione corporale insieme ad altre tre donne, e di essere state ammanettate e verbalmente abusate. Queste esperienze contrastanti sottolineano la natura imprevedibile e spesso arbitraria del passaggio attraverso il valico.

Oltre ai controlli di sicurezza, entrambe le donne hanno riferito di un'ampia confisca dei loro effetti personali da parte di funzionari dell'Unione Europea che lavorano all'interno del valico di Rafah. Una donna ha lamentato: "Hanno preso profumi, accessori, trucco, sigarette, cuffie – tutto, non ci hanno lasciato nulla." Rabia ha aggiunto: "Gli europei ci hanno preso tutto ciò che era liquido, come uno sciroppo per la tosse. Hanno anche preso i nostri profumi e il trucco, così come telefoni e power bank. Qualsiasi giocattolo con telecomando è stato preso." Rabia ha anche notato un limite rigoroso di 600 dollari (438 sterline) sulla quantità di denaro contante che gli individui potevano portare a Gaza.

Questi rapporti sollevano serie domande sulla natura dei controlli, sull'autorità delle milizie e sul ruolo degli organismi internazionali in una regione così sensibile. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) e l'agenzia di sicurezza interna israeliana Shin Bet sono state contattate per un commento sulle accuse e sulla presunta coordinazione con la milizia, ma hanno rifiutato o non hanno risposto. Allo stesso modo, la Missione di Assistenza alle Frontiere dell'UE per Rafah (EUBAM) non ha ancora risposto alle richieste di informazioni sulla segnalata confisca di beni.

Inoltre, sono state sollevate preoccupazioni riguardo alla gestione dei casi umanitari. Cinquanta pazienti dovevano tornare a Gaza via Rafah dopo cure mediche in Egitto. Nonostante il pre-screening dei nomi di tutti i passeggeri da parte della sicurezza egiziana e israeliana, solo 12 individui sono riusciti ad attraversare. Un impiegato palestinese sul lato di Gaza del valico ha descritto come i viaggiatori hanno aspettato per diverse ore prima che le autorità israeliane permettessero solo a un numero limitato di procedere, evidenziando significativi colli di bottiglia e sfide aggiuntive per il movimento, anche per casi medici critici.

Il valico di Rafah, inteso come un'ancora di salvezza per Gaza, sembra operare sotto complessi strati di controllo e scrutinio, portando a esperienze contrastanti che vanno da un passaggio relativamente agevole a gravi maltrattamenti e all'ampia confisca di oggetti essenziali. Crescono gli appelli per una maggiore trasparenza e responsabilità al fine di garantire il rispetto dei diritti umani e della dignità di coloro che transitano attraverso questo critico punto di confine.

Tag: # Valico di Rafah # Gaza # milizia Abu Shabab # Israele # UE # checkpoint # confisca # maltrattamenti # confine # aiuti umanitari