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Saturday, 14 February 2026
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Ricostruire il Faro di Alessandria, Blocco per Blocco Virtuale

Un ambizioso progetto archeologico fa rivivere una meravigli

Ricostruire il Faro di Alessandria, Blocco per Blocco Virtuale
Matrix Bot
5 days ago
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Egitto - Agenzia stampa Ekhbary

Il Progetto Pharos: Riportare in Vita una Meraviglia Perduta attraverso la Ricostruzione Digitale

Sotto la scintillante superficie del Mar Mediterraneo giacciono i resti sparsi di un monumento che un tempo definiva ambizione e ingegno: il Faro di Alessandria, noto anche come Pharos. Stimata come una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico, questa colossale struttura, che ha guidato i marinai per secoli, ha ceduto all'implacabile potere dei terremoti, lasciando dietro di sé uno scrigno del tesoro archeologico sommerso. Oggi, un progetto pionieristico sfrutta la tecnologia all'avanguardia per ricostruire virtualmente questa icona perduta, blocco per meticoloso blocco virtuale, offrendo una nuova prospettiva sull'ingegneria antica e una testimonianza dell'eterno fascino dell'umanità per il suo passato.

Dominando l'animata città portuale di Alessandria, capitale dell'Egitto tolemaico, il faro era una meraviglia ellenistica. Con un'altezza di circa 460 piedi (135 metri), questo grattacielo di granito e calcare era un faro di civiltà. Il suo potente fascio era una promessa notturna di sicurezza per i marinai che navigavano lungo la costa insidiosa. Gregorio di Tours, un vescovo gallico del VI secolo, lo definì giustamente la settima meraviglia del mondo antico. A titolo di confronto, la sua altezza era superata solo dalla Grande Piramide di Giza, l'unica meraviglia sopravvissuta. Il Pharos non era semplicemente una struttura; era un simbolo della preminenza di Alessandria come centro di commercio, cultura e conoscenza durante l'età ellenistica.

Per quasi 1.600 anni, il Pharos si erse come un guardiano all'ingresso del porto orientale della città. Ha sfidato i danni del tempo e della natura, resistendo a numerosi terremoti che avrebbero fatto crollare strutture minori. Tuttavia, anche le più monumentali creazioni umane hanno i loro limiti. Nel 1303 d.C., una scossa particolarmente violenta innescò un devastante tsunami, lasciando il faro in rovina. Venti anni dopo, un altro evento sismico distrusse ciò che restava, spargendo statue e muratura che furono gradualmente inghiottite dal mare in aumento, lasciando dietro di sé un cimitero acquatico di antica grandezza.

I resti sottomarini presentano una sfida formidabile per gli archeologi. "I frammenti architettonici sono sparsi su 18 acri sott'acqua", spiega la Dott.ssa Isabelle Hairy, archeologa affiliata al Centro Nazionale della Ricerca Scientifica in Francia e al Centro di Studi Alessandrini in Egitto. "La visibilità è estremamente scarsa, il fondale marino è irregolare e non ci sono chiari strati di sedimento." Queste condizioni rendono gli scavi e gli studi tradizionali incredibilmente difficili, richiedendo approcci innovativi per scoprire i segreti custoditi nelle profondità.

Entra in gioco il Progetto Pharos, un'iniziativa visionaria guidata dalla Dott.ssa Hairy negli ultimi quattro anni. Questo ambizioso progetto riunisce un team d'élite composto da storici, numismatici (esperti di monete antiche, che spesso recano raffigurazioni di strutture), architetti e programmatori di grafica computerizzata. La loro missione: ricostruire l'antico faro come un gemello digitale completo. Analizzando meticolosamente circa 5.000 blocchi e manufatti recuperati dal fondale marino, il team impiega tecniche di ingegneria inversa. Essenzialmente, stanno smontando il crollo del faro del XIV secolo per comprenderne la forma e la gloria originali.

Questa fusione tra storia antica e tecnologia moderna si basa fortemente sulla fotogrammetria. Questa sofisticata tecnica prevede la cucitura di migliaia di immagini bidimensionali per creare modelli tridimensionali altamente accurati. È come assemblare un puzzle archeologico colossale e incredibilmente complesso, pezzo dopo pezzo virtuale. Il risultato è una rappresentazione digitale che consente a studiosi e al pubblico di esplorare il faro come poteva apparire al suo apice, offrendo intuizioni senza precedenti sulla sua costruzione e sul suo aspetto.

Il significato del progetto va oltre la semplice ricostruzione. Paul Cartledge, storico della cultura greca all'Università di Cambridge, non coinvolto nel progetto, sottolinea la sua importanza globale. "Il progetto ha un'importanza e un interesse globale duraturi, sia per gli aspetti dell'archeologia subacquea, sia per la natura dei reperti, compresi i blocchi da 80 tonnellate", ha osservato. "Provate a dragare quelli a mano. Non consigliato." La pura scala dei materiali recuperati sottolinea lo sforzo monumentale coinvolto sia nella costruzione originale che nell'attuale restauro digitale.

Le origini del Pharos risalgono al panorama politico successivo alla morte di Alessandro Magno nel 323 a.C. Il suo generale, Tolomeo, prese il controllo dell'Egitto come governatore e, nel 305 a.C., si dichiarò Faraone Tolomeo I Sotere (il Salvatore). Spinto dal desiderio di consolidare il suo regno ed elevare Alessandria a centro culturale e religioso preminente, Tolomeo I commissionò il monumentale faro. Era destinato non solo come ausilio alla navigazione, ma anche come una grande dichiarazione di potere e raffinatezza ellenistica, incarnando il culto di Alessandro come figura divina.

Il Progetto Pharos, quindi, è più di un semplice sforzo archeologico; è un ponte attraverso i millenni, che ci collega all'ambizione, all'arte e alla prodezza ingegneristica del mondo antico. Ricostruendo virtualmente questa meraviglia perduta, scienziati e storici non solo stanno preservando un pezzo di patrimonio umano, ma stanno anche ispirando le generazioni future con le possibilità che emergono quando la storia incontra l'innovazione.

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