Medio Oriente

Ministro degli Esteri iraniano torna in Pakistan dopo cancellazione viaggio inviati USA

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è tornato in Pakistan, accusando gli Stati Uniti di aver causato il fallimento dei precedenti colloqui di pace a causa di richieste eccessive. La visita avviene mentre le tensioni nello Stretto di Hormuz e i prezzi del petrolio aumentano, con gli sforzi di mediazione regionale tra Washington e Teheran in corso.

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Pakistan — Agenzia di stampa Ekhbary

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è tornato in Pakistan, attribuendo il fallimento dei precedenti negoziati di pace agli Stati Uniti, poco prima di recarsi in Russia per un incontro con il presidente Vladimir Putin. I media statali iraniani hanno citato Araghchi affermando: "Gli approcci degli Stati Uniti hanno causato il fallimento del precedente round di negoziazioni, nonostante i progressi, a causa delle richieste eccessive." Ha inoltre sottolineato che "il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz è un'importante questione globale", poiché USA e Iran continuano i loro blocchi rivali della vitale via d'acqua.

Sforzi di mediazione regionali e impatto sui prezzi del petrolio

Il ministro degli Esteri iraniano si trovava in Russia lunedì per incontrare il presidente Vladimir Putin come parte di un tour regionale che includeva soste in Pakistan e Oman. Secondo l'agenzia di stampa statale iraniana IRNA, mediatori guidati dal Pakistan stanno lavorando per colmare significative lacune tra gli Stati Uniti e l'Iran, come confermato da un funzionario regionale coinvolto negli sforzi di mediazione che ha parlato all'Associated Press a condizione di anonimato. I prezzi del petrolio sono aumentati all'apertura del mercato domenica, mentre i trader assorbivano la notizia dei colloqui di cessate il fuoco in stallo. Il greggio West Texas Intermediate, prodotto negli Stati Uniti, è aumentato del 2% a 96,50 dollari al barile dalla chiusura di venerdì, e il greggio Brent ha scambiato a 107,75 dollari al barile, in rialzo di circa il 3%. Questi aumenti dei prezzi riflettono le continue interruzioni e l'importanza strategica dello Stretto di Hormuz, dove le petroliere sono rimaste bloccate a causa del conflitto.

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