Russia - Ekhbary News Agency
EKATERINBURG, 22 gennaio. /TASS/. Un team di scienziati dell'Università Federale degli Urali (UrFU) ha realizzato una scoperta astronomica di notevole importanza: per la prima volta, hanno individuato la molecola del protossido di azoto (N2O), conosciuta anche come "gas esilarante", all'interno dei ghiacci interstellari che avvolgono le protostelle. L'annuncio, diffuso dal dipartimento di comunicazioni scientifiche dell'UrFU, segna un passo significativo nella nostra comprensione della chimica dello spazio profondo e delle origini dei composti prebiotici.
Questa scoperta rappresenta un momento cruciale per l'astrochimica. Fino ad oggi, solo otto molecole erano state identificate con certezza nella fase solida del mezzo interstellare, un ambiente estremamente freddo e rarefatto. L'aggiunta dell'N2O porta questo numero a nove, arricchendo il nostro catalogo di mattoni molecolari cosmici. Non solo, il team dell'UrFU ha anche segnalato la scoperta preliminare di un'altra molecola, l'acido isocianico (HNCO), suggerendo una complessità chimica ancora maggiore di quanto precedentemente ipotizzato in queste regioni remote.
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Gli scienziati hanno sottolineato che rilevare molecole nei ghiacci interstellari è un'impresa considerevolmente più difficile rispetto alla loro identificazione nella fase gassosa. I ghiacci interstellari sono strati di sostanze ghiacciate che ricoprono le particelle di polvere cosmica all'interno delle fredde nubi molecolari. Essi fungono da cruciale serbatoio di sostanze volatili nell'universo e sono considerati una vera e propria "culla chimica" per la formazione di molecole complesse. La rilevazione di queste molecole solide è possibile solo nell'intervallo dell'infrarosso, e solo a condizione che una stella vicina "illunini" la regione desiderata, agendo come una sorta di lampada cosmica.
La molecola di N2O scoperta dimostra una maggiore reattività chimica a basse temperature rispetto all'azoto molecolare, che si riteneva fosse il principale vettore di azoto nelle mantelle di ghiaccio. Questa maggiore propensione alla reazione suggerisce un ruolo potenziale per l'N2O nella formazione di composti azotati più complessi, inclusi gli amminoacidi. Gli amminoacidi sono i costituenti fondamentali delle proteine, che a loro volta sono i pilastri strutturali e funzionali di tutti gli organismi viventi conosciuti. Questa implicazione è profonda, in quanto suggerisce che i blocchi fondamentali della vita potrebbero iniziare a formarsi molto presto nell'evoluzione stellare e planetaria.
Varvara Karteeva, assistente di ricerca presso il laboratorio scientifico di ricerca astrochimica dell'UrFU, ha dichiarato: "La scoperta del protossido di azoto in più di una dozzina di protostelle significa che questa molecola è ampiamente diffusa nei ghiacci interstellari, e il nostro lavoro rappresenta la prima rilevazione sicura di N2O ghiacciato". L'N2O è stato individuato in 16 diverse protostelle, otto delle quali si trovano nella rinomata regione di formazione stellare di Orione A. Orione A è nota per le sue condizioni estreme e l'elevata intensità di radiazione ultravioletta, che si ipotizza possa giocare un ruolo chiave nella formazione del protossido di azoto nei ghiacci interstellari.
Lo studio dettagliato è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista *Astronomy and Astrophysics* e ha ricevuto il supporto del Russian Science Foundation (progetto n. 23-12-00315). Sebbene l'elevata intensità della radiazione ultravioletta in regioni come Orione A sia considerata un fattore potenziale nella formazione di N2O, gli astrochimici dell'UrFU sottolineano che i meccanismi esatti della sua formazione rimangono oggetto di ulteriori indagini. Ciò evidenzia la complessità dei processi chimici che avvengono nel cosmo e l'esigenza di continue ricerche per svelarne i segreti.
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I ghiacci interstellari sono molto più che semplici depositi di materiale congelato; sono ambienti dinamici dove la chimica prebiotica può prosperare. Sotto l'azione dei raggi cosmici e della radiazione ultravioletta, in questi ghiacci avvengono reazioni indotte da radiazioni (che non richiedono alte temperature), così come altre reazioni che possono portare alla sintesi di complessi composti organici. Questo significa che i "mattoni per la vita" (la chimica prebiotica) iniziano a formarsi nello spazio, ben prima della formazione dei pianeti. Tali composti possono poi essere trasportati sulle superfici dei pianeti tramite comete e asteroidi, fornendo i materiali grezzi essenziali per l'emergere della vita.
La ricerca dell'UrFU non solo estende il nostro catalogo di molecole interstellari, ma rafforza anche l'ipotesi della panspermia o comunque l'idea che gli ingredienti fondamentali per la vita possano essere universali e formarsi in ambienti astrofisici. Ogni nuova molecola scoperta nei freddi e bui abissi dello spazio aggiunge un pezzo al gigantesco puzzle dell'origine della vita, suggerendo che la chimica complessa non è un fenomeno esclusivo della Terra, ma un processo diffuso e fondamentale nell'universo.