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Sunday, 22 February 2026
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L'esercito americano cerca robot autonomi per la decontaminazione di armi chimiche e biologiche tra le crescenti minacce dell'IA

Una nuova Richiesta di Informazioni segnala un cambiamento s

L'esercito americano cerca robot autonomi per la decontaminazione di armi chimiche e biologiche tra le crescenti minacce dell'IA
7DAYES
9 hours ago
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Stati Uniti - Agenzia stampa Ekhbary

L'esercito americano cerca robot autonomi per la decontaminazione di armi chimiche e biologiche tra le crescenti minacce dell'IA

In una mossa strategica per garantire la futura prontezza delle sue capacità di difesa contro le minacce in evoluzione, l'esercito degli Stati Uniti ha avviato una ricerca completa di sistemi robotici avanzati in grado di pulire autonomamente la contaminazione da armi chimiche e biologiche pericolose. Questo passo proattivo, delineato in una Richiesta di Informazioni (RFI) recentemente pubblicata per i Sistemi di Decontaminazione Autonomi (ADS), sottolinea l'intenzione dei militari di sfruttare la tecnologia all'avanguardia per proteggere il proprio personale, in particolare in un'era in cui l'intelligenza artificiale (IA) sta contemporaneamente avanzando la guerra e sollevando preoccupazioni senza precedenti sulla creazione di sofisticate armi biologiche.

La RFI, un documento esplorativo per valutare le attuali capacità del mercato commerciale, cerca soluzioni innovative per migliorare la sicurezza e l'efficienza delle truppe addette a sostanze chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari (CBRN). Tradizionalmente, queste unità altamente specializzate affrontano rischi immensi quando incaricate di decontaminare veicoli, infrastrutture critiche e vasti terreni esposti ad agenti pericolosi. La visione dell'esercito per gli ADS è chiara: "Gli ADS ridurranno la manodopera e ottimizzeranno le risorse necessarie per le operazioni di decontaminazione, mitigando al contempo il rischio di esposizione dei combattenti ad agenti di guerra chimica e biologica tramite mezzi robotici." Questo obiettivo riflette un cambiamento di paradigma critico dalla gestione delle materiali pericolosi centrata sull'uomo a quella basata sull'autonomia, mirando a tenere i soldati fuori pericolo.

I sistemi autonomi desiderati sono concepiti per integrarsi senza soluzione di continuità in gruppi delle dimensioni di un plotone, tipicamente composti da circa 40 soldati. All'interno di questi quadri operativi, i robot eseguirebbero cicli di pulizia completi, impiegando decontaminanti specializzati e risciacquando gli oggetti contaminati con acqua. Oltre alla semplice pulizia, l'esercito sta anche spingendo per sofisticate capacità di "mappatura di precisione della contaminazione". Ciò comporta l'utilizzo di "tecnologie di indicazione superficiale per identificare, digitalizzare e tracciare l'impronta della contaminazione", seguito da una rigorosa "valutazione post-decontaminazione" per garantire completezza e sicurezza. Tali funzionalità avanzate fornirebbero un livello di dettaglio e controllo senza precedenti sulle operazioni di pulizia, superando di gran lunga i metodi manuali attuali.

L'ambito della RFI si estende a entrambe le tecnologie di droni, sia con cavo che senza, comprendendo unità aeree e terrestri. Questi robot versatili svolgerebbero un doppio ruolo: rilevamento e identificazione iniziali dei contaminanti, seguiti dal lavoro di pulizia effettivo. Fondamentalmente, l'esercito sottolinea la necessità che questi robot siano facilmente trasportabili da veicoli tattici leggeri e medi, come i camion standard, piuttosto che richiedere unità corazzate pesanti come lo Stryker o l'Humvee. Questo requisito evidenzia l'attenzione alla dispiegabilità e alla flessibilità logistica, garantendo che questi sistemi possano essere rapidamente schierati in vari teatri operativi.

Sebbene la RFI sia un passo preliminare – un'indagine di mercato piuttosto che un impegno ad acquisire – la sua tempistica è altamente significativa. Segnala la seria considerazione da parte dell'esercito delle soluzioni robotiche in risposta a un coro crescente di avvertimenti da parte di esperti di IA e ricercatori scientifici sul potenziale uso improprio dell'intelligenza artificiale nello sviluppo di armi biologiche e chimiche. Ad esempio, nel 2022, i ricercatori farmaceutici hanno dimostrato come gli algoritmi di IA, tipicamente utilizzati per generare farmaci terapeutici, potessero essere facilmente riproposti per produrre pericolose armi biologiche. Questa rivelazione allarmante è stata ulteriormente aggravata l'anno scorso quando i bioingegneri di Stanford hanno utilizzato con successo un batteriofago sintetico generato dall'IA per modificare i batteri E. coli in una forma significativamente più infettiva.

Forse la più netta, il CEO di Anthropic, Dario Amodei, parlando al Congresso nel 2023, ha emesso una cupa previsione: i sistemi di IA, simili a quelli sviluppati dalla sua azienda, potrebbero diventare abbastanza avanzati da creare armi biologiche in soli due o tre anni, potenzialmente entro il 2026. Amodei ha sottolineato l'attuale dipendenza dall'esperienza umana specializzata per la creazione di danni biologici, una barriera che teme che l'IA possa presto aggirare. "Se non abbiamo misure in atto per limitare ciò che può essere fatto con i sistemi di IA, passeremo un periodo davvero brutto", ha avvertito i senatori. Tre anni dopo, la comunità globale ha fatto pochi progressi tangibili nello stabilire robusti quadri o regolamenti internazionali per mitigare queste minacce esistenziali, lasciando nazioni come gli Stati Uniti a cercare contromisure tecnologiche.

La ricerca da parte dell'esercito di unità autonome di pulizia CBRN è quindi una risposta pragmatica a un panorama di minacce in rapida evoluzione. Rappresenta un investimento critico per mitigare i rischi per la vita umana, migliorare la prontezza operativa e potenzialmente rimodellare il futuro dell'impegno militare in ambienti contaminati. Sebbene la tempistica esatta per l'acquisizione o lo schieramento rimanga incerta, l'intento è chiaro: combattere l'autonomia con l'autonomia, assicurando che il lavoro sporco e pericoloso di decontaminazione sia lasciato ai robot, salvaguardando coloro che servono.

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